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lunedì 26 luglio 2010

Clutch live @ Magnolia // 22-07-2010

Quante volte ho sognato di vedere i Clutch dal vivo? Un'infinità! Anni e anni di attesa, e proprio quando avevo ormai riposto le speranze, ecco che Macello Magnolia regala un'altra perla alla collezione di illustri nomi.
Si apre sul palco piccolo con una band italiana di cui non ricordo il nome, che propone un southern/sludge alla Down, decisamente troppo derivativo, senza particolare personalità. E' poi il turno di The Big Sound Of Country Music, one man band che ha sempre il suo fascino. Suonammo insieme proprio al Magnolia qualche mese fa, e me lo gustai poco, ma stavolta mi sono piazzato dritto in prima fila. Si parla di Blues, e come lui stesso ammette, suona vecchio, impolverato...ed è così che si fa. Suoni marcissimi, grande personalità, e battute introduttive davvero esilaranti, bello show!
E poi i Clutch...palco grande per loro. D'altronde sono storia, il palcoscenico principale se lo sono guadagnato. Si parte e qualcosa non quadra, i suoni non sono un granchè (andranno migliorando), e soprattutto, ancora una volta, i volumi sono inadeguati (ma di questo parlerò dopo). Fallon c'è ed è in forma, così come Gaster, che è davvero una spanna sopra tutti, ma Tim Sult mi è sembrato moscio moscio. Devo essere sincero, mi aspettavo di più da una band di questo calibro. I pezzi sono sempre grandiosi, e davvero ben suonati, ma mancava la botta, soprattutto della chitarra. Non sto parlando solo dei volumi, che hanno comunque contribuito, ma della mancanza di grinta e di mordente! I pezzi suonati più lenti del solito non hanno fatto altro che acuire questa sensazione un po' fastidiosa di assistere ad un live col freno a mano tirato. La scaletta ha preso molto dall'ultimo disco, e spaziato tra i dischi precedenti con alcuni tra i loro pezzi migliori, anche se Blast Tyrant è stato un po' snobbato (grandiosa però Profits of Doom). Cosa posso dire? sono solo moderatamente soddisfatto, o forse è meglio dire leggermente deluso. Sono arrivato al momento del concerto con una aspettativa davvero altissima, convinto di assistere ad uno degli show più incredibili della mia vita. Dai Clutch è questo che mi aspetto, e non ho intenzione di abbassare l'asticella delle pretese!
clutch
E per concludere, vorrei ringraziare l'amministrazione comunale, che oltre a chiedere cinque euro per un parcheggio non custodito durante la settimana, impone anche questi limiti di volume tragicomici. Intorno al Magnolia ci sono solo il nulla ed un aeroporto, mi chiedo quindi quale possa essere il motivo per il quale limitare i db a 98 (dalle info che ho avuto), e quale mente illuminata possa aver partorito una idea tanto ridicola. Queste sono solo piccoli episodi in un mare di spazzatura che sta affossando la Milano musicale. Fino a poco tempo fa non esisteva band grande o piccola che fosse che non passasse da Milano per una data, ora mi accorgo che la tendenza è quella di trovare altre alternative. E' un caso? Non credo...a parte il Magnolia, il Cox e poco altro, dove sono i locali? E il volume di San Siro dove lo mettiamo? Vogliamo forse parlare di quello che serve per organizzare qualcosa in un palazzetto, dove il servizio è un bar e quattro cessi fatiscenti?
p.s. se la colpa di tutto questo non è dell'amministrazione di Milano cambia poco, li odio comunque, ed un motivo in più o in meno non fa grande differenza.
old
Questo è un paese per vecchi.

martedì 12 gennaio 2010

Clutch - Strange Cousins from the West


I Clutch sono tornati nel 2009 con questo Strange Cousins From The West, album che nell' ambiente stoner non sta riscuotendo molti consensi. Io mi sento di andare controcorrente, forse perchè amo troppo i Clutch per poter dare un giudizio obiettivo, o forse perchè questo disco non è affatto male, pur non essendo l'apice della loro ormai lunga discografia.

Lo stampo di questo lavoro è prettamente southern, forse anche più che in passato, e questo è in parte dovuto alla produzione piuttosto cupa ed oscura, che ti fa sentire nel bel mezzo di una assolata prateria sulle rive del Mississipi.
I pezzi migliori sono a mio parere l'opener Motherless Child, il singolo 50.000 Unstoppable Watts, Minotaur, che sono mattonate in pieno stile Clutch, Algo Ha Cambiado e Freakonomics, brani eclettici e di gran tiro.

Riconosco che nell'album non ci sono dei picchi particolari, e che ci sono momenti di stanca, ma i Clutch conservano sempre quel tocco di classe che li rende unici, e che non li rende assimilabili ad altre band da ragazzini pruriginosi. Si, sono di parte, e me ne vanto!

50.000 Unstoppable Watts